Cerca
..:: Romanzi » La trilogia di Anna Pavesi ::..   Login
La trilogia di Anna Pavesi

Il personaggio di Anna Pavesi nasce dalla mia esperienza di commentatore di cronaca nera per La Stampa. Scrivendo i miei pezzi giornalistici ho avuto modo di riflettere sul fatto che, sempre di più, i veri drammi criminali sono ignorati dalla letteratura poliziesca. Dopo un periodo di grande attenzione alla quotidianità e agli aspetti sociali (e mi riferisco ad autori come Izzo, come Vasquez Montalban e, naturalmente, come Camilleri e come Carlotto), si è tornati ad un poliziesco che predilige gli "effetti speciali", che vuole stupire con la follia dei serial killer o con le atmosfere surreali alla Fred vargas. Io ho molta stima per chi scrive questo secondo tipo di romanzi, ma, sinceramente, non è il mio genere, non è nella straordinarierà degli omicidi seriali che trovo il modo di parlare della realtà. Quello che davvero a me interessa nello scrivere polizieschi, è la possibilità di raccontare il dolore umano delle vicende che nei giornali non hanno occupato le prime pagine, quel dolore che, per usare un'espressione ormai abusta, nasce dalla banalità del male. Nella realtà, ad uccidere sono solo in minima parte dei serial killer con la vocazione per l'estitca dell'omicidio, sono solo in minima parte quelli che sistemano i corpi delle vittime secondo un rituale e che lanciano messaggi alla polizia. Nella realtà, ad uccidere sono le persone normali, quelle che per un attimo vengono travolte da un moto di rabbia, o di gelosia. E per capire i moti dell'animo di una persona normale che si trasforma in un assassino, ci vuole un'altra persona normale, meglio se psicologa: ed ecco così che nasce Anna Pavesi. Anna ha circa quarant'anni, un ex-marito con cui ha ottimi rapporti e una nuova storia che sta prendendo forma. Vive a Bergamo, nel piccolo appartamento che era stato di sua nonna, da sola con la sua gatta, Morgana. Anna non ha armi, non conosce le arti marziali, non ha la sicurezza di Pedra Delicado, non ha l'aria trasognata di un Adamsberg, non ha la freddezza di Key Scarpetta: se volete una superdonna, andate a cercarla altrove, Anna è solo una donna normale, una psicologa disoccupata che diventa detective professionista per la sua capacità di comprendere le debolezze della gente. Le sue inchieste non fanno paura? neanche quelle di Maigret ne facevano. Il suo indagare è troppo legato al caso? ma tutto nella nostra vita è legato al caso, l'artificio non è nell'accettare la casualità, ma semmai nel voler rendere a tutti i costi il mondo ordinato e razionale.