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Al mio giudice

L’impulso incontrollabile della vendetta, un omicidio che costringe alla fuga notturna, oltre confine. Un crimine non premeditato che trasforma un brillante esperto di sicurezza informatica in un assassino. Comincia così la confessione di Luca Barberis, nella prima di una lunga serie di e-mail indirizzate a un insolito interlocutore, Giulia Ambrosini, il giudice incaricato della sua cattura.

Attraverso queste lettere Luca rivela la sua storia, scandisce il ritmo dell’indagine e la arricchisce di inaspettate deviazioni, rimettendo al giudizio di Giulia l’invisibile rete di potere fondata sull’inafferrabilità dei sistemi bancari informatici e la spregiudicatezza della finanza on line. È da questo meccanismo che Luca si è lasciato stritolare, cadendo nella trappola di speculatori rapaci e senza scrupoli.

La promessa di un contratto da capogiro, l’iniziazione alla bella vita e ai suoi status symbol: esche fin troppo appetibili per un trentenne figlio della Torino operaia. Ma il mondo del potere è un territorio chiuso e Luca si ritrova a essere una pedina senza valore. Quando la trappola scatterà l’istinto della vendetta non potrà che avere la meglio, costringendolo a rinunciare agli affetti, alla speranza, perfino al proprio nome. 

Dalle periferie francesi ai quartieri a luci rosse di Amsterdam, un percorso devastante che Luca racconta nelle sue lettere, mentre i retroscena del suo crimine rivelano una storia inaspettata, in cui il confine fra vittime e carnefici sfuma in un drammatico ribaltamento.
Dopo le incursioni nel passato dei suoi precedenti romanzi, con Al mio giudice Alessandro Perissinotto, vero e proprio autore rivelazione, ha scelto di guardare l’Italia di oggi in un libro che non è solo un giallo trascinante, ma anche un feroce attacco al lato oscuro della new economy, un monito attuale, duro e disincantato che mette in guardia dall’euforico miraggio della ricchezza a ogni costo.

Con la lucida amarezza del maestro Simenon, Perissinotto ha creato un congegno narrativo implacabile, che scova l’umanità nella voce di un assassino, lasciando affiorare le inquietanti ragioni del male.

Recensioni

Giovanni Tesio su TuttoLibri del 20/11/2004

Giuseppe Amoroso su La Gazzetta del Sud del 7/12/2004

Giorgio De Rienzo sul Corriere della sera del 14/12/2004

Sul Web:

Repubblica.it

Panorama.it

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